Fede e superstizione

( suor Anna Monia Alfieri)
Innanzitutto occorre separare gli ambiti: fede e superstizione afferiscono a due ambiti completamente diversi. Sembra un’osservazione scontata e banale ma, purtroppo, non è così. Spesso, infatti, capita che chi professa una religione sia accusato di essere superstizioso. Niente di più sbagliato. La fede, infatti, si nutre di un costante rapporto con l’intelligenza: fede e ragione, fides et ratio, sono legate da un rapporto di reciproco scambio. Come non citare le straordinarie costruzioni filosofiche che hanno approfondito il rapporto tra fede e razionalità elaborate da Anselmo d’Aosta e Tommaso d’Aquino!
La fede correttamente intesa e vissuta è credere a realtà certamente invisibili ma che sono fondate e nutrite da una costante e sincera ricerca razionale che non vede contrasti nell’affidamento che l’uomo fa di se stesso ad un Essere superiore. Fede è sostanza delle cose sperate e argomento delle non parventi, scrive Dante.
La superstizione, al contrario, abbraccia l’irrazionale, ha a che fare con l’ignoranza, con un concetto di fede non fondato sulla ragione ma sul sentimento, il più delle volte sulla paura che qualcosa accada e il desiderio di stornare il fatto ritenuto pernicioso.
La superstizione si pasce dell’ignoranza e della povertà e come tale va assolutamente combattuta. Quanti casi la cronaca ci presenta di vittime della superstizione in tutte le sue forme! La Chiesa ha il dovere di intervenire, con messaggi chiari, facendo capire che la fede non può prescindere dalla ragione, che la fede non si basa sull’emozione del momento, che crocifissi e altri oggetti di devozione non sono amuleti da indossare.

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