IL PANE E IL VINO:DUE SIMBOLI CHE CONTENGONO LA VITA


( don Filippo Ciampanelli)
In queste settimane ci lasceremo guidare da una semplice ma bella meditazione che don Filippo Ciampanelli ha proposto lo scorso 5 marzo all’incontro mensile del “Monastero Wi Fi” di Roma.
Passo dopo passo, ha preso per mano i presenti a scoprire o a riscoprire, la parte centrale della Santa Messa, nel significato dei suoi gesti, delle sue parole e dei suoi segni.
Don Filippo è un sacerdote della nostra Diocesi che – dopo avere prestato il suo servizio nelle Nunziature in Georgia, Armenia, Azerbaigian e Bielorussia- è stato impegno in Vaticano, presso la Segreteria di Stato. E’ divenuto noto al grande pubblico nei mesi scorsi perché in diverse occasioni il Papa, a causa dell’influenza e del conseguente affaticamento, aveva affidato a lui la lettura dei suoi discorsi, nelle udienze generali del mercoledì.
Lo scorso 15 aprile il Papa lo ha nominato sottosegretario del Dicastero delle Chiese orientali.


Il tema di questa sera è quella parte della Messa che chiamiamo con un termine ben preciso: “ la liturgia eucaristica”.
Di cosa stiamo parlando?
Quando andiamo a Messa sappiamo che ci sono dei riti introduttivi, poi ci sono le letture, c’è la predica del prete, la professione di fede e la preghiera dei fedeli: poi ci si siede e c’è la presentazione dei doni.
Da lì c’è come un po’ di nebbia, non si capisce bene cosa succede. Diciamo la verità, la maggior parte dei cattolici fanno fatica a capirlo. I più credenti hanno in mente che avvengono due cose: la consacrazione, dove il pane e vino non sono più pane e vino ma Corpo e Sangue di Cristo, e la comunione. Ma tutto ciò avviene in un tragitto un po’ “oscuro”. Ebbene, vorrei proprio parlarvi di questo tragitto che ha un notevole dinamismo, ed è – come dicevo- la “liturgia eucaristica”.

La percorriamo insieme e vediamo che c’è molto di più di quanto pensiamo.
Comincia tutto sull’altare, quando si portano il pane e il vino. Il sacerdote fa delle preghiere, si possono fare dei canti, si raccolgono le offerte, però a un certo punto venite interpellati voi.
Il prete dice: “Pregate fratelli e sorelle perché il mio e vostro sacrificio sia gradito a Dio Padre Onnipotente”
Voi rispondete:“Il Signore riceva dalle tue mani questo sacrificio a lode e gloria del suo nome, per il bene nostro e di tutta la sua santa chiesa”.
In che senso diciamo: “riceva dalle tue maniquesto sacrificio”? Che sacrificio è stato fatto?. Di che sacrificio si tratta?
Il pane e il vino sono due simboli vitali: il pane rappresenta la dimensione della quotidianità, fatta di lavoro, di fatica. Quanto volte –pensando al lavoro- si dice “portare a casa il pane”.
Il vino rappresenta, invece, la dimensione della straordinarietà, della festa. Sono il simbolo delle due dimensioni della vita: una “feriale”, fatta di lavoro, di fatica, di ripetitività e poi una “festiva”, fatta di sorpresa, di gioia. Dentro questi due simboli c’è la nostra vita, la vita di ciascuno di noi.
Viene chiesto, in sostanza: “fratelli, sorelle che volete fare?”
E l’assemblea risponde: “Il Signore riceva… questo sacrificio”. Sacrificio è un termine che deriva dal latino “sacrum facere”, fare sacro.
Ciò che noi facciamo nella vita rischia di rimanere “desacralizzato”. Quand’è che diventa sacro? Quando entra in relazione con Dio.
Quando la vita è in unione col Signore, quando è sul suo altare diventa qualcosa di più grande.
È come se dicessimo: “Signore tutto quello che ho vissuto in questa settimana, anche le cose più faticose – come il mio collega che mi passeggia sul sistema nervoso, mia suocera e mio suocero e chi/cosa volete voi – adesso trova un senso”.
E il senso non è nelle cose stesse, ma nel fatto che io le condivida con Te, Signore. Queste realtà messe sul tuo altare possono diventare qualcosa di meraviglioso.
Si comprende, dunque, quanto sia importanteandare a Messa alla domenica e “portare la nostra settimana al Signore”. Andarci quotidianamente e “portare la giornata a Lui”
Mi viene in mente una frase della Liturgia delle ore, in cui il Signore dice: “Amore voglio, non sacrifici, non offerte ma comunione con me”. Il Signore vuole comunione con noi.

Pubblicato da Parrocchie Castelli Cusiani

La comunità pastorale dei Castelli Cusiani è una realtà ecclesiale sorta da qualche anno e che raggruppa le parrocchie di Alzo, Artò, Boleto, Pella, Pogno e San Maurizio D'Opaglio.

Lascia un commento